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Intervista a Orietta Calcinoni |
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INTERVISTA A ORIETTA CALCINONI per Eduardo Ríos (Settembre, 19 2009) nel Centre de la Veu Eduardo Ríos (Barcelona)
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INTERVISTA A ORIETTA CALCINONI
E’ importantissimo imparare i propri limiti, i segnali che la nostra voce o il nostro corpo ci mandano quando stiamo “sovraccaricando” |
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Dott. Orietta Calcinoni è Otorronilaringóloga e Foniatra in diverse istituzioni del suo paese, l'Italia, compresi il Teatro alla Scala di Milano, ha visitato il nostro Centre de la Veu Eduardo Ríos di recente. Abbiamo presso questa visita per parlare con lei e condividere la loro buona conoscenza sulla voce umana. |
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Orietta Calcinoni
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Puoi descriverci in cosa consista il tuo lavoro in Italia? Con chi lavori? Io sono un medico otorinolaringoiatra e foniatra ; fin dai primi anni, la mia esperienza di lavoro si è sviluppata prevalentemente nel campo della medicina del lavoro e della medicina dell’arte. Dopo circa 15 anni di collaborazione con medici del lavoro sul territorio, nell’ultima decina d’anni sono passata prevalentemente ad occuparmi di medicina assicurativa per gli infortuni e malattie professionali in ORL e foniatria. Nello stesso tempo, dal 1987 iniziava la mia attività di collaborazione a servizi medici di teatro, prevalentemente lirico. Dal 2009 collaboro con il Medico del Lavoro responsabile per il Teatro alla Scala , quanto alla sorveglianza sanitaria del coro e, prossimamente, dell’orchestra. |
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Nel recente congresso PEVOC a Dresda hai presentato un lavoro derivato dall’uso del dosimetro vocale APM, prodotto dalla Kay Elemetrics? Puoi speigarci cosa è un dosimetro e di cosa trattava il lavoro presentato? Per ogni medico, in molti casi resta il desiderio di poter controllare un paziente durante tutto un periodo e non solo nel tempo, anche lungo, di una singola visita. Se è abbastanza facile farlo in pazienti ricoverati, nei pazienti “ambulatoriali”, finora, era possibile solo ai cardiologi monitorare come va l’attività del cuore o la regolazione della pressione nelle 24 ore. |
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Da oltre dieci anni, in particolare negli USA, si è iniziato a ragionare di “dosimetria vocale”. Tutti noi sappiamo come la nostra voce cambi, durante una giornata, anche senza problemi di salute, ma semplicemente perchè stiamo parlando all’aperto o in chiesa, al telefono o in riunione, sereni o arrabbiati, con calma o di fretta,… Quando visito un paziente con un problema di voce, quando il paziente inizia delle terapie per recuperare, riabilitare, migliorare la sua voce… come controllare questi cambiamenti in un arco di tempo più lungo di quello di una visita ed in condizioni più naturali, quotidiane, per il paziente?
Ingo Titze a Jan Svec hanno cominciato a gettare le basi della dosimetria con il concetto di “carico vocale” : “quanta voce” uso o devo usare in un dato periodo? Hanno elaborato cinque “dosi”:
la Dose temporale ( per “quanto tempo” le mie corde vocali stanno in contatto, in adduzione, nel periodo in osservazione : Voicing time o phonation time, da cui derivo la Voicing o phonation percentage)
la Dose ciclica (numero cicli cordali nel tempo di lavoro: è funzione della frequenza fondamentale della mia voce e di come la vario nel periodo valutato)
la Dose distanza (“percorso” della mucosa cordale nell’insieme dei cicli)
la Dose energia irradiata (intensità della voce emessa)
la Dose energia dissipata (riscaldamento cordale : questa è la dose più difficile per ora da misurare, ma si deve tenere presente, perché l’attrito tra le corde, può originare delle lesioni, quali i noduli vocali, se il riscaldamento provoca una secchezza delle mucose)
Robert Hillman ed il MIT hanno elaborato il dosimetro posto in vendita da Kay Elemetrics da pochissimi anni.
E’ un semplice apparecchio, simile un po’ ai registratori degli anni ’70. Viene tenuto dal soggetto che lo indossa in un piccolo tascapane, funziona a pile ricaricabili, si collega, con un filo sottile, ad un accelerometro posto in un dischetto di silicone. Applicando il dischetto, con un poco di colla liquida, subito sopra al giugulo, l’accelerometro può registrare i movimenti delle corde vocali e derivarne il calcolo delle prime quattro dosi. L’accelerometro non può invece registrare né quello che il soggetto dice, né tantomeno quello che viene detto attorno a lui… ed è un bel vantaggio per i problemi di privacy… Settare l’accelerometro è semplice, ma richiede cinque minuti di attenzione. Il soggetto deve vocalizzare, possibilmente sulla sua frequenza fondamentale, dalla minima alla massima intensità, in un microfono : il programma si “caratterizza” su quella voce e la registrazione inizia. Per terminarla è ancora più semplice: basta staccare il dischetto con l’accelerometro dal collo del paziente e l’esame si interrompe, pur non perdendo i dati fin lì acquisiti. Inoltre è possibile, in casi particolari, ove necessario, aggiungere un feedback : tramite un piccolo vibratore alla cintura, il paziente può imparare a controllare meglio le proprie frequenze o intensità di fonazione. Dato l’interesse, un piccolo gruppo di Colleghi in varie nazioni, ha iniziato ad applicare la dosimetria. |
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Al PEVOC di Dresda ho portato un lavoro eseguito su alcuni infermieri ed impiegati della nostra Assicurazione Nazionale. Persone normali, senza preparazione specifica in tecniche vocali o di comunicazione, che hanno semplicemente indossato il dosimetro durante la loro normale giornata di lavoro, senza limitazioni o impedimenti nello svolgimento delle loro mansioni normali. Già una osservazione così semplice e non impegnativa, ci ha documentato per numeri che le persone utilizzano un range di frequenze piuttosto stabile nella loro giornata lavorativa, quanto più “padroneggiano” la loro routine, mentre persone che da poco hanno cambiato il posto di lavoro o devono affrontare situazioni lavorative diverse dalle precedenti possono essere a maggiore rischio di affaticamento anche in voce. (clicca per vedere il poster presentado al PEVOC09 in pdf) [223 KB]
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clicca per veder in pdf
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Quali sono i problemi clinici più frequenti nella tua attività? In che percentuale sono correlabili ad una carenza nella prevenzione? Nella mia attività è molto frequente che i pazienti arrivino a visita per segnalare sensazioni di affaticamento, di insufficiente resa della propria voce rispetto a periodi precedenti. Questo può derivare da infezioni delle prime vie aeree o da note di reflusso gastroesofageo, ed imparare norme di prevenzione quanto ad igiene vocale e della propria salute in toto può essere utile. |
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Ma è altrettanto utile controllare se queste siano davvero le sole cause o, semplicemente “la goccia che ha fatto traboccare il vaso” e che conoscere prima e meglio le proprie capacità ed i propri limiti o le necessità psicofisiche di una determinata riunione, di una lezione, di un concerto poteva essere una reale prevenzione specifica per quell’occasione. Almeno nel cinquanta per cento dei casi una visita preventiva, una migliore conoscenza delle proprie capacità e di come mantenerle e migliorarle avrebbe potuto evitare l’insuccesso, il provino saltato, i giorni di malattia ed i farmaci per un recupero urgente.
La dosimetria può aiutare il singolo paziente a capire come usa la sua voce durante il giorno e quanta gliene serve. Ancora più interessante, nel mio campo di lavoro, riuscire a documentare il “carico vocale” che è prevedibile per una determinata professione (insegnante, addetto call centre, impiegato front line, infermiere, oltre che cantante, attore,…) Ottenere dosimetrie in soggetti normali, in buona salute, è come pianificare il tracciato delle tappe della “Vuelta” : quale sarà in pianura e quale in montagna, a che punto ci si può o deve riposare per avere poi le forze per il percorso successivo e quale preparazione fisica e mentale di volta in volta programmare.
Ad esempio, in un lavoro che stiamo iniziando in un gruppo di coristi, è già stato possibile “misurare” che le corde vocali di un basso “viaggiano” per 7mila metri (sette chilometri) durante tutta l’Aida, mentre in Assassinio nella Cattedrale sono solo 700 metri. Sempre in Aida si toccano picchi in voce a 130 dBSPL… Non sono “carichi vocali” che si possano affrontare impreparati o in non perfette condizioni ¡ Ma anche per il medico ed il riabilitatore o il maestro di canto è necessario tenere presente che si prepara il soggetto non ad una corsa di fondo per settemila metri, ma ad una partita di rugby di quattro ore e mezza! Sono cose non nuove per chi lavora nell’ambiente, ma se ne aveva solo una percezione “qualitativa”, non avevamo questi numeri : ed i numeri permettono confronti nel singolo, come tra vari soggetti , di uno stesso gruppo o di diversi. |
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Che consigli daresti a un professionista della voce per mantenerla correttamente in funzione? Un professionista della voce deve prima di tutto e più delle persone normali essere “professionista”. Da un professionista medico, avvocato, ingegnere mi aspetto che conoscano bene la loro materia e gli strumenti che utilizzano e come non rovinarli perchè siano sempre efficienti ed aggiornati. |
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La voce è la materia e lo strumento di alcuni professionisti: occorre conoscersi, conoscere la propria voce, imparare norme di igiene e tecniche per usarla al meglio e, casomai, migliorarne sempre la resa, anche di fronte all’invecchiamento o alle malattie. E’ importantissimo imparare i propri limiti, i segnali che la nostra voce o il nostro corpo ci mandano quando stiamo “sovraccaricando”. Anche se possiamo (o a volte dobbiamo) scegliere di continuare a usare la voce in condizioni di sovraccarico, appena possibile dobbiamo trovare il modo per recuperare la fatica ed imparare quello o quelli che meglio si adattano a noi ed al nostro tipo di professione in voce. Correre ogni volta all’ultimo momento a chiedere il farmaco miracoloso è una scelta dannosa e stupida, semplicemente. Ma anche dire semplicemente “riposi un po’, stia un po’ zitto” può non servire a nulla, a volte addirittura a peggiorare le cose, se il professionista non sa come e per quanto di volta in volta riposare il proprio tratto vocale (o tutto sè stesso) senza “perdere l’allenamento, la concentrazione” per ripartire, smaltita davvero la fatica. |
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Ci vuoi dire altro? Credo che la dosimetria sia solo agli inizi e che potrà apririci ad un nuovo modo di vedere la nostra voce, di poter misurare, almeno sommariamente, un uso ergonomico della voce, prevenendo il surmenage ed evitando il malmenage. E spero che possa essere di grande aiuto anche a Centri di eccellenza come il Vostro. |
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Contacto e Información |
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Entrevista con Orietta Calcinoni Entrevista con Gemma Reguant
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